Rivelazione e allarme precoci
Nel progetto è previsto un impianto automatico di rivelazione incendi e allarme a norma UNI 9795, perché gli occupanti vengano avvisati quando l’incendio è ancora nella fase iniziale.
Caso studio · Prevenzione incendi
Una struttura pneumatica di oltre 2.200 m² di superficie utile, un prototipo senza precedenti di riferimento e nessuna possibilità di garantire la resistenza al fuoco richiesta dalla soluzione conforme. Abbiamo costruito la strategia antincendio con il Codice di prevenzione incendi e ottenuto l’autorizzazione dei Vigili del Fuoco attraverso la procedura di deroga.
L’intervento riguarda l’installazione di un hangar gonfiabile a telaio pneumatico destinato alla manutenzione di aeromobili: una struttura sostenuta da una serie di archi indipendenti, autoportanti, riempiti d’aria e realizzati in tessuto tecnico rivestito in PVC. All’interno si lavora sia a livello del suolo sia sull’aeromobile, fino a circa 12 metri di altezza, con attività come la sostituzione di sedili e rivestimenti interni.
Per il DPR 151/2011 l’attività rientra al punto 53.4.C – officine per la riparazione di materiale rotabile e aeromobili con superficie oltre 2.000 m² – ed è quindi di categoria C, con valutazione del progetto e visita del Comando obbligatorie. Non esistendo una regola tecnica verticale per una struttura di questo tipo, il riferimento è il Codice di prevenzione incendi (DM 3 agosto 2015).
Il Codice classifica tensostrutture, strutture pressostatiche e membrane come sistemi costruttivi vulnerabili in caso di incendio (par. S.2.8.3). Per il profilo di rischio dell’attività il livello di prestazione richiesto per la resistenza al fuoco era il II, con soluzione conforme che prevede una classe minima di 30: impossibile da garantire per archi gonfiati in tessuto tecnico.
Il rischio aggiuntivo andava descritto con onestà: un rivestimento che può contribuire all’incendio e, nel caso di un incendio esteso a più archi, la possibilità di un collasso della struttura con occupanti non ancora usciti.
Nel progetto è previsto un impianto automatico di rivelazione incendi e allarme a norma UNI 9795, perché gli occupanti vengano avvisati quando l’incendio è ancora nella fase iniziale.
Ogni arco ha valvole antiriflusso e sezionamento automatico in caso di lesione; l’alimentazione dell’aria è doppia, con unità di riserva e gruppo elettrogeno a inserzione automatica: la geometria resta stabile per almeno 30 minuti.
Procedure di gestione della sicurezza dedicate, presidi di estinzione rafforzati e organizzazione dell’esodo dimensionata sulle reali posizioni di lavoro, anche in quota.
La deroga è lo strumento previsto dall’art. 7 del DPR 151/2011 quando una misura non può essere rispettata: si dimostra, con un’analisi dedicata, che il livello di sicurezza viene comunque raggiunto con misure alternative. Abbiamo descritto la situazione da derogare, valutato il rischio aggiuntivo e dimostrato il raggiungimento del livello di prestazione con il metodo del giudizio esperto previsto al paragrafo G.2.8 del Codice.
Il risultato è un’autorizzazione VVF ottenuta per una struttura unica nel suo genere: un prototipo che, senza un progetto preciso e documentato, non sarebbe potuto entrare in esercizio.
Sì, ma quasi sempre non con la soluzione conforme: queste strutture non hanno resistenza al fuoco. Si percorrono le soluzioni alternative del Codice o, come in questo caso, la deroga, dimostrando con misure compensative che la sicurezza degli occupanti è garantita.
È decisiva: la Direzione regionale valuta l’istanza sulla base di ciò che il progetto dimostra. Rischio aggiuntivo, misure compensative e verifica del livello di prestazione devono essere descritti in modo completo e verificabile.
Strutture speciali, prototipi, edifici esistenti difficili: sono i casi in cui un progetto antincendio ben costruito fa la differenza. Descriveteci il vostro.